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la
stampa dice......
Il
tribunale d'appello della FIA ha accolto il ricorso della Ferrari annullando
la squalifica delle due "rosse" nel GP. di Malesia.
L'annuncio di Max Mosley, presidente FIA, a Parigi. Alla casa di Maranello
restituiti sia i punti del mondiale piloti sia quelli del mondiale costruttori.
Un verdetto completamente favorevole dunque. Mosley inoltre spiega che
i giudici hanno mosso "critiche al regolamento e al metodo di misurazione
che verranno approfondite".
Eddie Irvine,dunque, correrà l'ultimo GP in Giappone (Suzuka, 31 ottobre)
con 4 punti di vantaggio su Hakkinen.
"Fantastico, un grande trionfo per tutta la squadra". Queste
le prime parole di Eddie Irvine dopo il verdetto FIA a Parigi. L'irlandese
parla da Tokyo dove è rientrato dopo la "toccata e fuga" parigina
di venerdì per testimoniare davanti ai giudici FIA. "Non mi sarei
mai aspettato che la Ferrari potesse essere considerata fuorilegge -aggiunge-.
Ci è stato restituito un risultato ampiamente meritato sul campo. Ora
penso solo a Suzuka".
da
Raisport 23/10/99
MARANELLO
- Mentre la F399 veniva scoperta, in puro stile Curva Sud, dai lavoratori
della Gestione Sportiva - schierati in massa per volere del Presidente
Montezemolo, a sottolineare che Schumacher è solo l'ultimo dei 450 anelli
di una catena - è stato per me inevitabile paragonare questa sontuosa
esibizione di orgoglio aziendale alle stringate presentazioni di qualche
anno fa. E' cambiata assai, la Ferrari. Ha dovuto farlo. E se non l'avesse
fatto non sarebbe tornata a lottare per il titolo mondiale. Per vincere
in F1, oggi, ci vogliono uomini, organizzazione e tecnologia d'avanguardia.
Cioè soldi, molti soldi.
Ecco perché Montezemolo, nel suo asciutto discorso, ha reso omaggio
agli azionisti - per la prima volta rappresentati dall'intero vertice
della Fiat - e, soprattutto, agli sponsor. Vale a dire a chi mette a
disposizione della Ferrari i soldi per vincere e per presentarsi al
mondo con cotanto sfarzo.
I nuovi sponsor del Cavallino sono quattro. Per due di essi non c'è
molto da dire. Uno è obbligato: la Bridgestone che ha preso il posto
della Goodyear, ritiratasi alla fine del 1998. L'altro, TIM, sostituisce
mamma Telecom Italia. Ma gli altri due meritano un discorso a parte,
e sono certo che molti osservatori lo faranno con il naso arricciato.
Si tratta di un marchio dell'industria dolciaria Ferrero, "Tic
Tac" (mentine), e dello spedizioniere americano Federal Express,
clamorosamente "rubato" alla Benetton.
Viste le reazioni già provocate dal recente accordo Ferrari-Mattel,
il giocattolaio che cucirà il Cavallino sui vestitini della bambola
Barbie, mi aspetto altre polemiche a base di giochi di parole e di moralismi
vari.
Chi sa che cosa è diventata la F1 moderna non si scandalizzerà, invece.
L'escalation tecnologica innescata dal crescente impegno dei colossi
dell'industria automobilistica ha quintuplicato i costi nel giro di
pochi anni, e i team che non riescono a reperire sempre nuove risorse
sono destinati a perdere competitività. E' già successo alle squadre
dominatrici degli anni '90, la Williams e la Benetton, orfane della
Renault.
Il punto è che fino a due-tre anni fa la tecnologia impiegata in F1
derivava da quella sviluppata dall'industria aerospaziale
commerciale. Costosa, costosissima, ma pur sempre calmierata dalla necessità,
per le aziende del settore, di sfornare prodotti competitivi sul mercato
dei jet di linea. Oggi, invece, i progettisti della F1 si abbeverano
alla fonte della tecnologia sviluppata per l'industria aerospaziale
bellica, che non ha vincoli di costo perché ha un unico obiettivo: massimizzare
le prestazioni. L'albero motore del 10 cilindri Ferrari, per fare un
esempio, è parente stretto dei carrelli di atterraggio dei cacciabombardieri
di stanza sulle portaerei.
Quando in appena tre anni la scocca di una monoposto dimezza il suo
peso (da 40 a 20 chilogrammi) pur raddoppiando la sua resistenza agli
urti, non è facendo gli schizzinosi sulle mentine che si vince il titolo
mondiale...
MARANELLO - Dovesse perdere ancora, una volta Hill, una volta Villeneuve,
una volta Hakkinen, un'altra chissà, non gli resterebbe che cambiare
sport, o magari pianeta. Michael Schumacher - sguardo terribilmente
deciso - forse lo sa, ed è per questo che compie il miracolo: parla
in italiano. O meglio recita in italiano quello che ha imparato a memoria,
una specie di velocissima poesia: «Buonciorno a tutti. Io molto motivato.
Ferrari per me krande famiglia e anche tifosi krande famiglia. Speriamo
vincere mondiale. Koraggio». Seguono applausi, hurrà, coccoloni e sventimenti
in platea. E' il primo giorno della nuova Ferrari, c'è forse un nuovo
Schumacher, ma bisognerà vedere anche la nuova McLaren, purtroppo.
Schumacher, comunque, è già in partita. E si sottopone al rito delle
interviste, stavolta più concretamente e stavolta naturalmente in inglese:
«Non vedo l'ora di salire sulla nuova macchina. A vederla così sembra
bella, tecnologica, super, pulita, e sicuramente sarà più veloce di
quella di un anno fa. Il problema è che questa F399 arriva tardi e così
prima dell'Australia avrò a disposizione solo pochi giorni di test.
Certo, sarà un rischio: se qualcosa dovesse andare storto, o se dovesse
esserci un incidente, con un solo telaio sarebbe un dramma. Ma io sono
ottimista, la base della vecchia auto era buona e se riusciremo a conservare
l'affidabilità saremo vincenti. Chiaro, non dormo sereno pensando a
quello che potrà fare la McLaren, mi aspetto da loro la solita meraviglia.
Però, noi abbiamo tutte le armi per combattere. La nostra squadra è
il massimo».
Anche quest'anno la Ferrari ha deciso di evitare la concorrenza. Niente
test a Baracellona contro McLaren e Williams, ma solo Fiorano e Mugello,
in solitudine: «Restiamo vicino casa perchè se si rompe un pezzo, o
se ci accorgiamo di un problema, potremo intervenire velocemente. Del
resto questa volta è una necessità perchè nel dettaglio abbiamo accumulato
un ritardo di venti giorni rispetto al lancio della F300 un anno fa.
E' vero, vedrò la McLaren dal vivo solo a Melbourne, ma è inevitabile.
In Australia sapremo se con il lavoro siamo andati nella direzione giusta.
Per il momento dobbiamo solo lavore. E sperare, naturalmente...».
da
il messaggero
infatti, ieri era soltanto un totem senz'anima, uno splendido manichino
ancora da assemblare completamente: tanto è vero che il primo rombo
sarà registrato solo il prossimo venerdì, e così resteranno poi solo
tre settimane per collaudare i 13.213 pezzi e componenti che formano
la macchina. Di più: il secondo telaio, quello per Irvine, sarà pronto
solo a fine febbraio, tre giorni prima della spedizione in Australia.
Un rischio assurdo.
Così, splendidamente incomprensibile, la nuova F399 si è presentata
ieri al mondo: davanti ai 400 dipendenti della gestione sportiva, davanti
ai 700 nobilissimi ospiti, e soprattutto davanti ai supermanager della
Fiat i cosiddetti azionisti , Gianni Agnelli, prima di tutto, e poi
Paolo Fresco e Paolo Cantarella. «Hanno tutto, c'è tutto, ora dovrebbero
vincere», ha detto l'Avvocato con un sorrisetto malizioso disegnato
sulla faccia. Prima di aggiungere: «Aspettiamo da vent'anni, speriamo
di non doverne aspettare ventuno. Un consiglio a Schumacher? Di stare
calmo, il più calmo possibile...». Poi una frasetta in tema Juventus:
«Fosse stato per me, a Lippi avrei fatto un contratto a vita. Mi dispiace
che se ne vada. Ancelotti? Grandissimo giocatore: mi auguro che chi
l'ha scelto abbia avuto la mano altrettanto felice come quando ha preso
Lippi».
Proprio Schumacher, a bordo di una Fiat Multipla, ha fatto da autista
all'Avvocato fino al mega-tendone allestito dentro la pista di Fiorano
dove si è svolta la kermesse, una festa a metà strada tra la sagra del
grande cocomero e il Te Deum. Riuscita benissimo, senza sbavature, con
una organizzazione impeccabile.
La protagonista, Lei, la F399, dormicchiava al centro del palco beata,
ancora con il ciuccio in bocca. Una macchina straordinaria, a guardarla
bene, questa nuova opera dell'architetto sudafricano Rory Byrne, e soprattutto
la macchina dei più: più lunga di 47 millimetri rispetto a quella di
un anno fa, più leggera di 20 chili, con il baricentro più basso, con
il motore più compatto e più potente, e soprattutto con un cambio longitudinale
planato dalla galassia di Star Trek. La trasmissione, infatti, è incredibilmente
compatta, profilata, e questo ha permesso un grande lavoro in galleria
del vento, con il retrotreno affusolato che va a stringersi come un
imbuto racchiudendo in un disegno tutto il firmamento, il possibile
e l'impossibile, da Cartesio a Kant. Le sospensioni sono state fatte,
approvate, buttate giù e rifatte un'altra volta, ed ora hanno i braccetti
interamente in carbonio. E se gli scarichi soffiano ancora in alto,
sono cambiate le superfici aerodinamiche, la struttura della presa d'aria
del motore, i radiatori, le pance. «La vecchia F300 era una buona macchina,
abbiamo vinto sei gare e quindi il progetto di base in qualche modo
è rimasto», ha spiegato Byrne. Quello che il papà della F399 non ha
detto, invece, è che non un bullone, non un cablaggio del 1998 è rimasto.
Ecco perché la Ferrari è così in ritardo; ecco perché tocca accendere
le prime candele votive aspettando il primo vrooom.
Montezemolo, in gran forma, ha ringraziato tutti, gli sponsor, gli amici
degli sponsor, gli azionisti, insomma tutti quelli che hanno consegnato
alla Ferrari un budget buono per spararsi su Marte. E poi si è inchinato
davanti al nuovo partner tecnico, i gommisti della Bridgestone, quelli
che potrebbero finalmente fargli vincere il mondiale e che intanto sono
stati omaggiati con la bellezza di 10 (leggi dieci...) scritte sulla
macchina. «L'anno scorso siamo diventati competitivi alla sesta gara,
quest'anno speriamo di poter vincere subito», ha detto a qualcuno come
parlando a se stesso il presidente. Montezemolo, del resto, sente fortissima
l'occasione della vita: che tra l'altro, dopo 20 anni di digiuno, è
l'ultima occasione prima della fine del Millennio.
Parte così, oggi, questa infernale corsa contro il tempo. E contro il
solito spauracchio McLaren. Strette di mano, saluti, e tutti subito
in fabbrica a lavorare. Anche Yack Neal, il nuovo scienziato mago dei
computer, strappato per un pugno di miliardi alla Microsoft di Bill
Gates.
da il messaggero
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